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ALGERIA, IL MISTERO DELLE TESTE ROTONDE

di Alfredo Lissoni - Pare che uno dei primi contatti alieni in Algeria si verificò ben seimila anni or sono nel Tassili-n-Ajjer, una zona desertica, il cui nome in lingua tuareg significa pianura dei fiumi, nel remoto passato oasi fertile e ricca di acqua e di armenti. Di quest'idea si sono detti sicuri molti studiosi dopo che l'archeologo Henry Lhote nel 1956 ha scoperto, nei costoni rocciosi che spuntano nel deserto del Tassili, una serie di antichissime pitture ed incisioni che, oltre a raffigurare scene di vita quotidiana, mostrerebbero anche alieni e dischi volanti in mezzo ai terrestri. Le pitture sopracitate, delle quali è arrivato a noi solo un misero venti per cento, risalgono a varie epoche, fra i sei ed i diecimila anni fa: quella di bubalina o dell'allevamento dei buoi, quando il deserto non era ancora tale, e quella delle teste rotonde, la fase che ha maggiormente infiammato gli ufologi, in quanto in quel periodo, ben sei millenni or sono, gli artisti del passato iniziarono a raffigurare strani umani a volte nudi, altre volti vestiti o con arco e frecce, molti dei quali indossanti caschi (le teste tonde) con antenne e vere proprie tute. Una raffigurazione in particolare, che Lhote chiamò scherzosamente "Gran dio Marte" (e "marziani" gli esseri scafandrati), mostra un essere gigantesco con un casco molto simile a quello degli astronauti americani.

L'interpretazione ufologica delle teste rotonde, che ha fra i maggiori sostenitori lo scrittore svizzero Erich Von Daeniken, ha acceso violenti dibattiti fra chi vede in quelle pitture arcaiche la prova di un primo contatto alieno in terra d'Algeria e fra chi sostiene, più prosaicamente, che i caschi altro non siano che maschere cerimoniali, che si rifanno alla ritualità dell'Africa Nera e a prova di ciò fa notare che molti scafandrati impugnano archi e frecce tipicamente terrestri (a meno che non si tratti di alieni che raccolgono campioni di manufatti umani). Secondo lo studioso italiano Massimo Baistrocchi, che ha trascorso diversi anni nel Sahara algerino a studiare, fotografare e disegnare le migliaia di raffigurazioni, i disegni sono solo l'espressione dell'arte locale, che mescola stili differenti e che si riallaccia alla mitologia egizia. Solo così si spiegano le raffigurazioni di uomini con la testa di gatto, con pantaloni, cintura e collane, dipinti a Tilizzaghen; gli uomini dalla testa di fungo di Uadi Zigza; gli uomini dalla testa di cane di In-Habeter (che si rifanno al dio egizio Anubis); gli uomini-cervo di Karnasahi; gli uomini dai tratti chiaramente europoidi scoperti su una grotta di In-Itinen nel 1961. Sia queste raffigurazioni, che quelle dette teste tonde mostrerebbero, secondo Baistrocchi, solo danzatori e cacciatori con maschere rituali; il che è oltremodo plausibile visto che, maschera a parte, questi esseri indossano abiti succinti tipicamente terrestri; ma come spiegare anche la presenza di altre raffigurazioni, decisamente anomale, come l'uomo di Gonoa, una figura che indossa uno strano casco ben diverso da una maschera rituale, o la dama bendata del Sefar, una creatura che porta palesemente casco e visiera ed ha costretto gli archeologi ad accantonare la tesi della maschera? La strana signora del Sefar impugna poi una strana mezzaluna la cui funzione ci sfugge completamente; forse uno strumento alieno il cui uso ci è ignoto? Altrettanto anacronistici sono il coltello a boomerang, attribuito alle genti toubbou, ritrovato nel Tibesti, e la raffigurazione di uno stegosauro sulla roccia di Tan Zoumaitak! Non meno enigmatiche due raffigurazioni risalenti all'epoca di Bubalina e rinvenute a Ti-n-lalan. La prima mostra una donna che viene violentata da un uomo dalla testa di animale; gli archeologi tradizionali sostengono che si tratti di un uomo con una maschera, ma se si osserva attentamente la figura si scopre che l'essere ha anche una coda che è parte integrante del suo corpo; non è dunque un uomo in costume; non meno curiosa la seconda scena di accoppiamento, ove il violentatore è un essere con un casco tondo che termina con due orecchie pronunciate ed aguzze e due fori ravvicinati per gli occhi. Si tratta di extraterrestri?

A favore delle tesi di Von Daeniken gioca il fatto che nella memoria storica di queste antiche popolazioni sopravviva il ricordo dell'incontro con i giganti, forse visitatori spaziali antesignani dei moderni alieni che attualmente si mostrano nel mondo arabo: gigantesche sono le figure di Jabarren, ove spicca l'essere con casco ribattezzato da Lhote Gran dio Marte. Jabarren, in lingua locale, significa per l'appunto giganti; le ultime eredità di queste antiche popolazioni si ritrovano nelle isole Canarie, ove i berberi guanci (guanches), emigrati dal Sahara, lasciarono tracce e vestigia che, a dimostrazione della loro stranezza, molti in passato hanno attribuito alla mitica Atlantide.

Per risolvere la questione una volta per tutte nel 1976 tre ufologi spagnoli, Jorge Biaschke, Rafael Brancas ed il medico Julio Martinez, si sono recati nel Tassili-n-Ajjer per verificare la bontà di queste affermazioni. Il resoconto puntiglioso dell'esplorazione è stato esposto dai tre nel volume, introdotto in Italia, "Los dioses de Tassili", gli dei di Tassili. Il team spagnolo ha scrupolosamente setacciato la zona compresa tra Tamanrasset, l'Hoggar e Djanet, in pratica il Sahara algerino fra Argelia ed il Ténéré nigeriano. Si tratta di una zona con ciottoli e montagne basse (non tutti i deserti sono sabbiosi) e molte pitture si trovano nelle montagne nere di Tefedest e delle rocce di Mertouek. Nella cordigliera tra Sefar e Auanguet al-Sur gli archeologi hanno contato più di cinquemila figure; gli esseri umani sono rappresentati con gli abiti delle varie epoche, a seconda delle fasi storiche, in scene di vita quotidiana, di caccia, di combattimento o di vita domestica. Ma sebbene l'archeologia ufficiale abbia nettamente suddiviso le varie epoche a seconda degli stili pittorici, in molte raffigurazioni i tipi umani (scafandrati, ignudi, ecc...) sono vari e spesso accostati, e questo fa supporre che esistettero contemporaneamente diversi gruppi etnici, il più frequente dei quali fu I'etiope. La datazione delle pitture è avvenuta analizzando con la tecnica del carbonio 14 alcuni rimasugli di cibo e ceneri umane, ma gli studiosi iberici si sono opposti alle tesi cui è giunta l'archeologia ufficiale, facendo notare che non necessariamente cibo e resti, in una terra di passaggio quale il Sahara dei nomadi tuareg, appartennero ai misteriosi artisti del Tassili. Tra parentesi, proprio circa gli antichi abitanti di quella zona Biaschke, Brancas e Martinez hanno rilevato che non sono mai stati trovati dei cadaveri completi. Dove seppellivano i propri morti i tuareg?, si chiesero i tre.

E a proposito delle misteriose raffigurazioni sahariane: "Le migliaia di pitture rappresentano la flora e la fauna che abitava quelle zone; fra queste appaiono senza dubbio alcune strane figure che con il resto non hanno somiglianza o coerenza, sono le famose teste tonde, secondo la terminologia di Henri Lhote. Si tratta di cento disegni; in alcuni casi separati da centinaia di km gli uni dagli altri, all'interno di grotte diverse; senza dubbio fra tutte queste pitture vi é una somiglianza spaventosa. É indubbio che i pittori si trovarono dinanzi gli stessi modelli. E proprio grazie a questa somiglianza possiamo ricostruire l'identikit di questi esseri robotici. Gli strani visitatori portavano caschi con antenne, in alcune occasioni apparivano fluttuando, come se il pittore avesse viaggiato con loro e avesse potuto contemplare la levitazione per assenza di gravità all'interno di un'astronave. Poiché in alcune pitture troviamo sia esseri umani che teste rotonde, il tentativo accademico di incasellare rigidamente stili ed epoche in fasi ben distinte non è valido. Ufficialmente le teste rotonde sono sacerdoti che eseguono un rituale primitivo, ma se osserviamo bene quelle raffigurazioni ci accorgiamo che le teste sono, a differenza delle altre pitture, prive di collo e direttamente unite al corpo, come negli scafandri degli astronauti. In una delle raffigurazioni dei Tassili si notano chiaramente giunture e scarponi. Impossibile sostenere che un uomo primitivo del Tassili di seimila anni fa potesse indossare degli stivali. Non solo. Gli esseri noti come teste tonde indossano cinture, portano guanti ed hanno caschi con antenne o corna; identiche raffigurazioni le troviamo in America ed in Europa, sulla Pedra Pintada (pietra dipinta) in Brasile e sulla Pedra Espagna.

Tutti sciamani? O non, piuttosto, visitatori che hanno esplorato diverse regioni della Terra?

C'è poi una pittura che noi definiamo la prova probante. É la più interessante di tutte le pitture e mostra un essere scafandrato che trascina all'interno di un ordigno ovale quattro donne riluttanti, tirate a forza di braccia. L'essere in tuta è raffigurato con lo stile delle teste rotonde, mentre le donne secondo lo stile figurativo delle fasi pittoriche precedenti. Le quattro donne sono chiaramente di età diverse. Abbiamo cercato di interpretare questa pittura, che abbiamo ripetutamente fotografata in ogni dettaglio. Immaginiamo che una nave extraterrestre sia arrivata sul nostro pianeta con lo scopo di ottenere campioni rappresentatevi della fauna umana. Gli extraterrestri non avrebbero forse rapito proprio una bambina, un'adolescente, una gestante ed una madre allattante? Questa pittura, in cui si mescolano stili differenti, ci dimostra chiaramente che le teste rotonde non sono meramente uno stile di pittura schematico, ma la rappresentazione realistica di esseri che in epoca preistorica presero contatto con gli abitanti dei Tassili". Ciò dimostra anche che la standardizzazione degli stili dell'archeologia ufficiale è sbagliata.

Il primo rapimento alieno in un Paese africano bianco avvenne dunque in Algeria? Pare proprio di sì. I tre studiosi spagnoli, almeno, ne sono convinti. Curiosamente, già durante il loro viaggio, prima in aereo e poi in macchina, verso il Tassili il team fu protagonista di un evento insolito, considerato poi di buon auspicio. "Stavamo sostando a Salah, a 90 km dalla pista del deserto", dissero i tre, "quando all'improvviso osservammo uno strano oggetto luminoso che brillava nel cielo notturno. Di notte, il cielo sahariano é di una chiarezza diafana. Un osservatore può distinguere facilmente il passaggio dei numerosi satelliti artificiali; noi ne contammo sei in una sola notte. Ma lo strano oggetto luminoso, apparso alle 22.30, comparve improvvisamente con moto ascensionale; per un momento si mosse a zig zag emanando una luce arancione e verdastra. Non udimmo alcun suono. Dopo qualche minuto, fu occultato dalle nubi. E quando queste si dissiparono, la strana luce era sparita".
Il mistero delle teste tonde sahariane ha poi avuto un ulteriore sviluppo nel 1999, quando un appassionato di UFO italiano ha rilevato, in un'immagine rinvenuta nel sito di Sefar III, la rappresentazione ante-litteram di un alieno di tipo Grigio e di una sorta di mantide umanoide (altra tipologia riferita dagli UFOtestimoni americani). Se tali raffigurazioni sono vere, allora sarà dimostrata indiscutibilmente una passata presenza aliena nel Sahara; poiché però la rivista italiana che ha presentato la notizia non ha pubblicato alcuna foto ma solo un disegno, non possiamo garantire l'autenticità di quest'ultima notizia.

In tempi più recenti, dischi volanti sono stati visti a Sidi-Embarek il 26 agosto 1975. Madoui Laid e Belkadi Azzedine stavano attraversando in auto la zona che da Sétif porta ad Algeri quando avvistavano una sfera di due metri di diametro che sorvolava le montagne; un mese dopo ad Ain Oucerra, sede di una base militare dell'Aeronautica, una strana luce visibile per 5-6 secondi metteva in allarme i soldati, di notte, seminando lo scompiglio nel campo. Una prima pattuglia di militari si metteva in osservazione, allertando telefonicamente i propri commilitoni; a quel punto un secondo gruppo di soldati saltava su una Land Rover e correva lungo la pista d'aviazione, per intercettare l'UFO, mentre tutta la base veniva messa in stato di allerta. Dopo pochi secondi, però, la luce scompariva, lasciando i soldati confusi e sbigottiti.
Il 13 agosto 1977 due studenti universitari, Demagh Nacer Eddine e Bouab Dallak Wahab, in macchina verso Annaba, notavano una strana luce nel cielo; un'ora dopo, giunti a Berrahal, avevano un secondo avvistamento: una massa scura con all'interno dei punti luminosi, che emetteva un fascio in coda e che si muoveva con rapidi scatti.